Prima vittoria di pro Lombardia a Brescia!

Nell’ottobre 2014 pro Lombardia Indipendenza denunciava lo stato di degrado assoluto in cui versava la segnaletica monumentale nel Comune di Brescia.

Ricordavamo che la segnaletica monumentale è il biglietto di presentazione di qualunque località, una “carta di identità” che dovrebbe accompagnare in più lingue il turista ad ogni piazza, chiesa e monumento; invece a Brescia, città riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio mondiale dell’umanità, la cartellonistica era carente e in uno stato di completo abbandono.

La nostra denuncia, pubblicata sui principali quotidiani bresciani, accompagnata dalle numerose segnalazioni di cittadini indignati, chiamava in causa l’Amministrazione Comunale e a distanza di molti mesi osserviamo che qualcosa è cambiato: come testimonia il nostro album fotografico, parte della cartellonista è stata rinnovata, in altri casi invece la vecchia segnaletica è stata rimossa ma non è stata sostituita.

Notiamo purtroppo che in nessun caso viene utilizzata la lingua lombarda nella sua variante bresciana: la sua presenza accanto alle lingue italiana e inglese sarebbe stato un arricchimento dell’offerta culturale cittadina e avrebbe avvicinato Brescia alle principali città d’Europa, che normalmente non solo tutelano il bilinguismo, ma gli danno forte impulso.

Apprezziamo comunque il cambio di passo rispetto all’immobilismo totale delle precedenti Amministrazioni Comunali di sinistra e di destra-Lega, e permetteteci di essere orgogliosi di aver contribuito nel nostro piccolo a risollevare un poco l’immagine delle nostra splendida città.

End l’otobre 2014 pro Lombardia Indipendenza l’hiva denunciad el stat de bandon de la segnalètica monumental del comun de Bressa.
El regordava que la segnalètica monumental l’è el biliet de presentacion d’una qualsevœl località, un “document d’idendità” que ‘l dovareix compagnar en plu lengües el turista en ogni plaça, clesa e monument; envece a Bressa, cità reconosçuda de l’UNESCO come patrimoni mondial de l’humanità, i cartely i era pocs e en complet stat de bandon.
La nostra denúncia, publicada sui principaly jornaly bressàns, compagnada de les numeroses segnalacions de citadíns indignads, la clamava en càüsa l’Aministracion Comunala e a distança de tants mes podom osservar que vergota l’è cambiad: come ‘l testimònia el nostre àlbum fotogràfic, una part dei cartely l’è staita renovada, en altres cas envece i cartely veigs e rots i èn staits tirads via sença vésser sostituïds.
Notom però, con despiaxer, que en nissun cas la vé doperada la lengua lombarda en d’la soa variant bressana: el sò us en banda a les lengües italiàn e inglés el sareix stait un punt d’orgœly e una riquessa de l’oferta culturala de la cità e ‘l g’havareix jontad Bressa a les principaly cità europee, que normalment l’è mia que nomà le tuteles el bilingüism, ma i ghe dà anca una man.
Gaudom comunqüe del cambi de pass respet a l’imobilism total de les precedents aministracions comunaly de la sinistra e de la destra-Lega e permetí’n de vésser anca orgolyós de hir-g contribuïd en d’el nostre picín a tirar su un pit l’imagen de la nostra splèndida cità.

Lombardia e Veneto: identità È futuro

In senso orario, le bandiere identitarie di Scozia, Veneto, Lombardia e Catalogna, scelte, non a caso, per rappresentare le istanze indipendentiste di questi popoli senza Stato

In senso orario, le bandiere identitarie di Scozia, Veneto, Lombardia e Catalogna, scelte, non a caso, per rappresentare le istanze indipendentiste di questi popoli senza Stato

Nell’ambito del dibattito in corso riguardante il rapporto tra l’identità e l’indipendentismo (la presa di posizione di pro Lombardia Indipendenza è al seguente link: http://www.prolombardia.eu/ca/2015/02/identita-lombarda-ed-indipendentismo/ ) ospitiamo il prezioso intervento di Stefano Zambon, giovane attivista del movimento indipendentista veneto Sanca Veneta.

Riproponiamo questo articolo, originariamente apparso sul sito sancaveneta.org, condividendone il contenuto e immaginando di applicare le stesse analisi e le stesse valutazioni alla nostra Lombardia.

<<Credo che essere indipendentisti significhi porsi delle domande fondamentali su ciò che siamo e su cosa vogliamo.

Nella politica Veneta indipendentista aleggia un falso pragmatismo. Una certa propensione ad ignorare ogni singola questione che non sia strettamente politico/amministrativa. Chi sventola questa bandiera lo fa sostenendo che qualsiasi considerazione e rivendicazione culturale vada messa da parte o rimandata a un secondo tempo, perché esistono problemi più grossi da risolvere (cosa sicuramente vera).

Viene da chiedersi però, dati gli scarsi risultati di tutte le formazioni indipendentiste venete, se l’ignorare questi aspetti, non sia una parte integrante e significativa del problema.

All’opposto esiste anche un area del mondo indipendentista Veneto, che va nella direzione opposta e quasi bilancia questa prima tendenza. Sto parlando dell’indipendentismo dei “nostalgici”: coloro che, rifugiatisi in un mondo di rievocazione, isolato dalla vita politica e culturale, hanno dedicato le proprie energie ad un apatico piagnisteo sui tempi che furono.

L’indipendentismo non può essere solo politica nè solo cultura. Un fenomeno politico non può infatti avere successo se non produce una narrativa, un immaginario, un mondo simbolico al quale attingere soluzioni e attraverso il quale rappresentarsi e raccontarsi.

Credo che la mancanza di successo dei movimenti politici indipendentisti in Veneto dipenda, al di la delle divisioni interne e di guida, da una questione più grossa: quella dell’identità Veneta.

Lottare per una coscienza culturale e storica comune è, oltre che importante di per sé, fondamentale per il nostro movimento.

Essa non può però essere una battaglia di “reazione”. La battaglia per l’identità veneta è troppo importante per essere rilegata al solo mantra del “ritorniamo alle tradizioni originarie venete”. Soprattutto in un periodo come quello in cui viviamo, in cui le dinamiche culturali e politiche si giocano su una continua tensione tra locale e mondiale, fossilizzare un’identità non è solo impossibile, ma è problematico e pericoloso.

Certamente dobbiamo riappropriaci di parte della cultura Veneta. Di ciò che l’egemonia italiana ha censurato e alienato (storia e letteratura in testa). Non dobbiamo però dimenticarci che l’identità è mutevole, si evolve con tempo, cambiamenti sociali e generazioni. In questo senso, spendersi per iniziative di rievocazione o difesa della tradizione soprattutto nel rivolgersi ai giovani rischia di provocare il prosastico buco nell’acqua, se non di aggravare l’allontanamento di quest’ultimi a cui già assistiamo (anche se per certi aspetti non dobbiamo ignorare i fattori ciclici che stanno spingendo un rinnovato interesse per certi aspetti legati a lingua e e tradizioni).

La strada da percorrere è piuttosto quella di imparare ad utilizzare l’enorme eredità culturale e storica consegnataci come patrimonio dal quale attingere elementi simbolici e di immaginario che ci aiutino, attraverso una rappresentazione e una narrazione condivisa, ad affrontare i problemi con i quali ci confrontiamo ogni giorno.

Ciò significa pensare e batterci per un’identità veneta nuova.

Un identità non solo più adatta ad essere vissuta ed interpretata da tutti ma anche più utile a costruire un percorso di rinnovamento che ci coinvolga come comunità. E spetta a noi, in quanto comunità, definirla su basi e concetti nuovi.

Riformare la cultura Veneta, in fondo, è l’unico strumento per arricchirladiffonderla ma sopratutto difenderla>>.

Pro Lombardia Indipendenza ringrazia sentitamente Sanca Veneta e l’amico Stefano Zambon per la gentile concessione e continua a ritenere indispensabile il confronto e la collaborazione tra i movimenti indipendentisti di tutta Europa, nel solco dei principi di democrazia, partecipazione, autodeterminazione e solidarietà tra i popoli.

SANCA VENETA è un movimento indipendentista social-democratico Veneto. Si batte per l’indipendenza del Veneto, per la valorizzazione del suo patrimonio culturale e per la sua federazione in un Europa plurale e solidale.

STEFANO ZAMBON è laureando in Lingua Araba e Turca alla SOAS (School of Oriental and African Studies) a Londra.

Lombardia e Tirolo insieme nel ricordo di Andreas Hofer

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Pro Lombardia Indipendenza aderisce all’invito aperto delle associazioni “Amicizia lombardo-tirolese” e “Raìs” e sarà presente a Mantova venerdì 20 febbraio per commemorare l’eroe tirolese Andreas Hofer.

Chi era Andreas Hofer? Era un semplice oste della sudtirolese Val Passiria, che due secoli or sono, in breve tempo si trovò a guidare una diffusa rivolta nei confronti del potere imposto, livellatore e nemico delle identità, che a quel tempo recava il nome di Stato Napoleonico.

Il prode Hofer, con il suo operato accolse numerose adesioni in tutto il Tirolo ed il Trentino e la sua eco arrivò anche nella nostra Lombardia. Spesso, erroneamente l’insorgenza tirolese di inizio Ottocento viene bollata come un nulla di fatto, ma così non fu assolutamente. La rivolta, diventò un vero problema per gli accentratori napoleonici che solo con molta difficoltà riuscirono a sedare.

Hofer tradito, venne catturato dai francesi e portato in catene in un’altra terra occupata dallo stesso Napoleone, la nostra Lombardia.

Grande fu la solidarietà della nostra gente nei confronti dell’eroe tirolese; la cittadinanza mantovana raccolse una somma di denaro che offrì in riscatto per la libertà del patriota tirolese.

Ma il bieco potere napoleonico non ne volle sapere e giustiziò Andreas Hofer nella Cittadella di Mantova il 20 febbraio 1810.

Pochi anni dopo però lo stesso “Impero” di Napoleone si squagliò come neve al sole, e dopo di esso altre costruzioni statuali nemiche della volontà dei popoli ebbero la stessa sorte, questo a dimostrare una vittoria postuma di Hofer.

La stessa Europa odierna si sta palesando come un’unione forzata e poco democratica e se così proseguirà andrà del tutto riconsiderata nell’interesse e secondo il volere dei popoli che la compongono.

Anche lo Stato Italiano, dovrà mettersi al passo lasciando gli ormai bolliti appelli in favore di una unità che nei fatti non esiste rinunciando a bloccare la sete di indipendenza e di libertà dei popoli che ad esso sono assoggettati. E’ il caso del Sudtirolo, come è anche il caso della nostra Lombardia.

Alessandro Ceresoli

Per maggiori info e per aderire all’evento clicca qui: https://www.facebook.com/events/1546044682322084/?ref_dashboard_filter=upcoming

Consulta catalana del 9 Novembre: un giorno di straordinaria democrazia!

Come già annunciato, una delegazione ufficiale di pro Lombardia Indipendenza, in rappresentanza della Lombardia con l’accreditamento di EFA (la casa comune dei movimenti indipendentisti-sovranisti europei) e di ICEC (associazione europea per l’autodeterminazione dei popoli), si è recata in Catalogna il 9 novembre per seguire da vicino le operazioni di voto nello storico referendum sull’indipendenza catalana.
Nella serata di sabato, insieme alle delegazioni provenienti da tutta Europa (Süd-Tirol, Sardegna, Paesi Baschi, Galizia, Corsica, Bretagna, Scozia) siamo stati accolti dall’EFA e da Esquerra Republicana de Catalunya e nel suo saluto di benvenuto, Jordi Solé Ferrando, deputato catalano di ERC e sindaco di Caldes de Montbuy, ha dichiarato: “I cittadini catalani voteranno in quanto cittadini liberi e sono orgogliosi di essere da esempio per tutti i popoli europei che perseguono la libertà”. 
Jordi Solé Ferrando insieme ai delegati di pro Lombardia Indipendenza

Jordi Solé Ferrando insieme ai delegati di pro Lombardia Indipendenza

L’indomani, insieme agli altri osservatori internazionali siamo stati accompagnati in numerosi seggi elettorali dove abbiamo potuto constatare la regolarità delle operazioni di voto e l’impressionante afflusso di cittadini ai seggi: code di decine, e in alcuni casi, centinaia di metri, erano composte ordinatamente da giovani, anziani, disabili in carrozzella, catalani da generazioni e catalani di adozione, tutti emozionati, tutti con un sorriso abbagliante e contagioso, tutti felici di scoprire che arrivavamo da ogni parte d’Europa per esprimere solidarietà proprio a loro, il popolo catalano in cerca della libertà.
Alla fine della giornata, ospiti della sede nazionale  di ERC a Barcellona, abbiamo seguito l’afflusso dei primi risultati elettorali e successivamente ci siamo trasferiti al centro culturale El Born di Barcellona, luogo simbolo della storia e dell’identità catalana: al centro dell’enorme spazio museale abbiamo potuto ammirare le mura dell’ultimo bastione di resistenza che il popolo catalano oppose all’esercito spagnolo nel 1714, quando appunto la Catalunya perse la propria indipendenza.
In un luogo evocativo come questo, Muriel Casals (presidente di Òmnium Cultural) e Carme Forcadell (presidente dell’Assemblea Nacional Catalana) hanno commentato la vittoria del doppio Sì alla consulta; in particolare Carme Forcadell, parlando a braccio, conquistava tutti i Catalani accorsi per festeggiare e dichiarava con il suo immancabile carisma che “il voto di oggi rappresenta la rivolta democratica del popolo catalano: nonostante gli ostacoli e gli impedimenti messi in atto dallo Stato spagnolo, i cittadini catalani hanno esercitato la propria sovranità e hanno dimostrato di rifiutare la Spagna come proprio Stato. Il sentiero è tracciato e porterà all’indipendenza; il processo democratico intrapreso dalla Catalunya non potrà essere arrestato e sarà di esempio per tutti i popoli d’Europa che perseguono la propria indipendenza”.
Alla fine della giornata, avevano votato 2.305.290 cittadini (su 5.540.000 aventi diritto al voto, il 43%), 1.861.753 a favore dell’indipendenza (80,76%): un dato straordinario se si pensa che in molti comuni di montagna non erano stati allestiti i seggi, che in molti non avevano potuto votare perché in possesso della tessera elettorale scaduta e che le istituzioni e i partiti spagnoli avevano tentato fino all’ultimo di bloccare la consulta e di intimidire i cittadini (la procura generale dello Stato spagnolo aveva invitato la procura catalana a indagare su chi aveva autorizzato l’utilizzo delle scuole e di altri locali pubblici e a raccogliere i nominativi dei presidenti di seggio e dei volontari, dopo che il tribunale costituzionale spagnolo aveva sospeso la consulta; la destra spagnola aveva addirittura richiesto l’intervento della polizia per arrestare i presidenti di seggio!).
Un risultato straordinario se si pensa che il dato eguaglia i favorevoli allo statuto autonomo (1.900.000 nel 2006) e supera quello di chi votò a favore dell’indipendenza nelle consulte municipali (811.147), a favore dell’ingresso nella Nato (1.200.000 nel 1986) o della costituzione europea (1.300.000 nel 2005); tra l’altro i voti a favore dell’indipendenza, sono superiori alla somma dei voti ottenuti dai partiti unionisti spagnoli alle elezioni regionali del 2012 (1.344.149).
Il Presidente della Generalitat Catalana Mas ha dichiarato: “vogliamo decidere il nostro futuro politico; è un diritto naturale di tutte le nazioni e gli stati democratici maturi lo rispettano”; tuttavia, le sue aperture (compresa la rinnovata richiesta di una consulta legale concordata con Madrid) sono state subito respinte al mittente dal primo ministro spagnolo Rajoy e dal ministro della giustizia spagnola che ha definito la consulta “un mezzo di propaganda politica delle forze indipendentiste, inutile e sprovvisto di legalità democratica”.
Junqueras, leader di ERC e anche lui presidente in un seggio elettorale, ha proposto alla classe politica catalana di abbandonare i tatticismi affinché il popolo eserciti la propria sovranità e ha richiesto la convocazione di nuove elezioni per raccogliere un nuovo mandato dal popolo catalano: costruire le basi della Repubblica Catalana, scrivere la nuova Costituzione e raggiungere la tanto agognata indipendenza.
Noi osservatori lombardi siamo stati testimoni di un giorno spartiacque nella Storia catalana; ora sta a noi cittadini lombardi scegliere se diventare protagonisti dello stesso cambiamento nella Storia lombarda o assistere impassibili al declino della nostra società e della nostra terra.

Referendum per l’indipendenza: oggi in Catalogna, domani in Lombardia

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Pro Lombardia Indipendenza torna a Barcellona per la terza volta in due anni: dopo aver partecipato alla Via Catalana dell’11 settembre 2013 (una catena umana lunga 400 km) e alla Diada dell’11 settembre 2014 (l’immensa V costruita per le strade della città da 1 milione e ottocentomila persone), una delegazione di pro Lombardia sarà a Barcellona il 9 novembre per assistere da vicino alla storica consulta referendaria, con la quale saranno i cittadini a decidere democraticamente e pacificamente se trasformare la Catalogna da Regione dello Stato spagnolo in uno Stato indipendente e sovrano.
Perché i cittadini Catalani reclamano l’indipendenza dallo Stato spagnolo? 
Perché i cittadini Lombardi avrebbero, a nostro avviso, tutto il diritto e l’interesse a perseguire l’indipendenza della Lombardia dallo Stato italiano? 
La Catalogna perse la sovranità nel 1714 a causa della guerra di conquista che il re castigliano Filippo V di Borbone le aveva mosso; la Lombardia fu annessa al futuro Regno d’Italia nel 1859 come merce di scambio tra l’Impero asburgico, quello francese e il Regno di Sardegna: non furono processi democratici né tantomeno lotte popolari dal sapore romantico a creare gli Stati spagnolo e italiano, ma sanguinose conquiste militari, dettate dagli interessi dell’una o dell’altra casa regnante europea.
La Catalogna ha una propria lingua che, dopo la caduta del franchismo, è stata salvata grazie a una precisa volontà politica delle istituzioni catalane e a dispetto dei numerosi tentativi spagnoli di soppressione e di ridimensionamento; anche la Lombardia ha una propria lingua, ma, nonostante sia riconosciuta dall’Unesco e faccia parte del ceppo delle lingue gallo-romanze, viene considerata erroneamente un dialetto dell’italiano e non gode di alcun riconoscimento giuridico e alcuna tutela (neppure da parte della leghista Regione Lombardia).
La Catalogna e la Lombardia sono tra le regioni più industrializzate d’Europa e subiscono da parte di Spagna e Italia una vera e propria spoliazione fiscale, dimostrata dai dati sul residuo fiscale (la differenza tra le tasse pagate e ciò che lo Stato restituisce sotto forma di servizi, prestazioni e investimenti) : quello catalano è pari a 17 miliardi di euro, mentre quello lombardo è di addirittura 56 miliardi; significa che ogni cittadino lombardo vanta un credito inesigibile di quasi 6.000 euro annui verso lo Stato!
Infine, proprio la storia recente della Catalogna (dove le istituzioni centrali hanno sempre bloccato le rivendicazioni catalane più autonomiste, fino alla bocciatura dello Statuto autonomo catalano da parte della corte costituzionale spagnola nel 2010), dimostra alla Lombardia che serve l’indipendenza, non l’autonomia: autonomia significa chiedere (con il cappello in mano) più soldi, più potere, più diritti a un governo centrale che oggi può illudere con false promesse, domani concedere un surrogato di libertà, ma poi riprendersi tutto indietro; indipendenza, invece, significa essere responsabili e sovrani, significa poter decidere.
Nel corso dell’ultimo secolo i processi indipendentisti si sono susseguiti e moltiplicati soprattutto in Europa dove è in atto una profonda crisi degli Stati nazionali ottocenteschi, creati artificialmente con la forza militare e troppo grandi per essere gestiti con efficienza: basti pensare che nel 1900 esistevano al mondo 61 Stati nazionali mentre oggi se ne contano ben 195!
Molti popoli in Europa stanno percorrendo la stessa strada, Bretagna, Corsica, Süd-Tirol, Veneto, Sardegna, Fiandre, Paesi Baschi, Catalogna e Scozia.
Pro Lombardia Indipendenza collabora con i movimenti indipendentisti e sovranisti che rappresentano questi popoli nella casa comune dell’European Free Alliance (EFA, Alleanza Libera Europea) e sarà presente a Barcellona insieme a loro per testimoniare ai Lombardi che la storia deve andare in una direzione: quella della democrazia, della libertà e dell’autodeterminazione.
Se anche tu vuoi solidarizzare con il Popolo Catalano e vuoi che anche in Lombardia i cittadini possano esercitare il loro diritto a votare per ottenere l’indipendenza dallo stato italiano, PARTECIPA al nostro evento! Ricordiamo in questo modo ai nostri amici che VOTARE È DEMOCRAZIA!

All’Italia le tasse lombarde, alla Lombardia i rifiuti italiani

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Pro Lombardia Indipendenza organizza domenica 5 ottobre alle ore 11.00 a Brescia in piazza Duomo fronte Broletto un presidio contro il decreto governativo “Sblocca italia”.

Il governo Renzi, a fronte dell’incapacità delle regioni meridionali (soprattutto Lazio e Campania) di smaltire i propri rifiuti, impone il loro trasferimento a Brescia e in Lombardia, dove gli impianti saranno obbligati a funzionare al loro massimo utilizzo (30% in più di rifiuti rispetto ad oggi).

Brescia, terra dei fuochi lombarda, è già la terza città più inquinata d’Europa, martoriata dai veleni dell’area Caffaro e dal pericolo radioattivo della cava ex Piccinelli, con i tumori che sono diventati la prima causa di morte per i Bresciani. 

I cittadini dibattono sulle modalità per aumentare la raccolta differenziata (porta a porta o a calotta) e si organizzano in comitati che pretendono una maggiore qualità dell’aria e dell’acqua, ma poi sono costretti a subire le decisioni improvvise e assunte per decreto da un governo cinico e dal volto autoritario.

Bresciani e Lombardi non vogliono diventare la pattumiera dello Stato italiano e dicono basta a questo sistema in cui sono trattati alla stregua di una colonia, rapinati delle proprie risorse e obbligati a bruciare i rifiuti prodotti da altri.

Basta alla discriminazione territoriale della Lombardia!

Totale abbandono della segnaletica monumentale a Brescia

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Il sito internet e la pagina Facebook del Comune di Brescia informano in pompa magna che sabato 4 ottobre tornerà la Notte di Cultura, che quest’anno sarà dedicata alla letteratura: dalle 18 alle 24, nei luoghi più suggestivi della città, saranno organizzati visite guidate, concerti e balli.
Una manifestazione, questa, che sicuramente è degna di nota e che richiamerà in città molti Bresciani: l’augurio è che i molti cittadini che passeggeranno per le vie del centro saranno distratti dagli eventi culturali in programma e si potranno risparmiare la vista dello stato pietoso in cui versa la segnaletica monumentale della nostra città, come ampiamente documentato dalle fotografie qui allegate.
La segnaletica monumentale è il biglietto di presentazione di qualunque località, soprattutto a vantaggio del turismo, e dovrebbe accompagnare in più lingue il turista ad ogni piazza, chiesa e monumento ma a Brescia, che pur è riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio mondiale dell’umanità e ha molto di cui andare fiera, la cartellonistica è carente e in uno stato di completo abbandono e l’amministrazione comunale non è neppure in grado di garantire la sua banale manutenzione.
Regione e Comune hanno da poco pubblicizzato lo stanziamento di un milione e ottocentomila euro per il finanziamento di oltre quaranta progetti legati alla riqualificazione del centro di Brescia in vista di Expo 2015, ma se non ci fosse stato Expo? Attendiamo speranzosi che tutti questi progetti siano realizzati, d’altronde Brescia aspetta da anni se non decenni che le promesse dei partiti italiani diventino realtà.
A Brescia si moltiplicano le iniziative di impatto scenico (ricordo i cantanti lirici e i pianoforti per le vie del centro, o piazza Duomo trasformata in giardino botanico), ma nel frattempo continua l’incuria del Castello e del monte Maddalena e, come dichiarato dal vicesindaco nonché assessore alla cultura Laura Castelletti, perdura la mancata manutenzione della Pinacoteca (mancano sei milioni di euro) e del complesso di Santa Giulia (per la sistemazione dei tetti serve un milione di euro).
Sempre il vicesindaco Castelletti informa che Brescia è in competizione con Cagliari, Lecce, Matera, Perugia, Ravenna e Siena per essere nominata dal Ministero capitale della Cultura nel 2019, nomina che permetterebbe alla nostra città di accedere a maggiori risorse e finanziamenti agevolati per la cultura; ma trattandosi appunto di una gara, se Brescia non dovesse essere scelta per gentile concessione del Ministero, quale sorte le toccherebbe?
L’operosa città di Brescia produce le risorse necessarie per conservare e valorizzare le proprie ricchezze storiche e culturali (che costituiscono anche una grande opportunità economica) ma non ha a disposizione queste risorse perché la quasi totalità di ciò che produce è trasferito a Roma e non torna più indietro: solo nel 2012, al netto di ciò che lo Stato italiano ha restituito ai Bresciani sotto forma di trasferimenti e servizi, Brescia ha vantato un credito di oltre 1 miliardo di euro verso le casse dello Stato centrale.
Se Brescia fosse la città di uno Stato lombardo indipendente avrebbe a disposizione le proprie risorse e potrebbe spenderle in cultura, tutela ambientale, bonifiche dei siti inquinati e inquinanti (come l’area Caffaro), politiche sociali e di sostegno all’impresa, e potrebbe decidere di ridurre la pressione fiscale; invece Brescia è una città dello Stato italiano e come tale è costretta ad elemosinare allo Stato centrale poche briciole che a poco o per nulla serviranno a risolvere i suoi cronici problemi.